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Strisce infinite di sconfitte ed eventi funesti nello sport

Strisce infinite di sconfitte ed eventi funesti nello sport

Le 10 maledizioni più famose nel mondo dello sport.

Talvolta la sfiga sempre prevalere sopra ogni altro aspetto razionale, leggiamo le 10 maledizioni più famose nel mondo dello sport.

 

#10 La Danimarca ai Giochi Invernali

Chi mai l’avrebbe detto? La Danimarca, paese nordico per eccellenza, ha una pessima tradizione alle Olimpiadi Invernali. Infatti gli scandinavi hanno vinto in tutta la loro storia e in tutte le loro discipline una sola medaglia, d’argento, con la squadra femminile di curling. Dal 1948 fino a Nagano 1998, la medaglia era sempre sfuggita alla Nazionale danese, che proprio nell’edizione nipponica riuscì a sfatare questo taboo. Ma da quel giorno la maledizione è ripresa con zero medaglie nelle successive quattro edizioni. Vedremo che succederà a Pyeongchang 2018!

#9 La maledizione di “de Morpurgo”

Il tennis sta regalando grandi gioie all’Italia, e la finale tutta azzurra degli US Open del mese scorso ne è la prova. Ma sul tennis italiano regna una maledizione che colpisce al torneo olimpico. Uberto de Morpurgo è stato infatti l’unico tennista nostrano a vincere una medaglia ai Giochi. Siamo nel 1924 a Parigi e l’azzurro vinceva la medaglia di bronzo. Da allora, e sono passati quasi 92 anni, solo amarezze per il tennis italiano con i giocatori che solo a sentir il nome di questa maledizione toccano ferro. Rio sarà la volta buona per spezzare questo digiuno?

#8 ItalRugby e la sfortuna Mondiali

Non più fortunata la storia della Nazionale di rugby italiana ai Mondiali. Nelle 7 edizioni di Coppa del Mondo il quindici azzurro non solo non è mai riuscito a superare la fase a gironi raggiungendo i quarti di finale, ma spesso è stata funestata da eventi sciagurati poco prima dell’inizio del Mondiale. Nel 1987, nella prima edizione in Nuova Zelanda, Stefano Bettarello, allora il più forte italiano in squadra rifiutò la convocazione affermando di non potersi allontanare per un mese e mezzo dalla sua azienda, anche se probabilmente aveva dei problemi con il coach Marco Bollesan. Nel 1995 in Sudafrica fu la dissenteria a colpire la squadra nella vigilia della sfida contro Samoa: gli azzurri lottarono per un tempo ma crollarono nella ripresa, mettendo subito in salita il loro percorso mondiale. Ancora peggio andò nel 1999: a gennaio perse la vita a soli 32 anni il tre quarti centro Ivan Francescato. Inoltre in pieno Mondiale, ci fu il litigio fra Massimo Giovanelli e il ct Coste, con il gruppo che si spaccò e fu eliminato ai gironi con tanto di batosta nell’ultima sfida con Nuova Zelanda (101 a 3). Arriviamo al 2007, nell’edizione giocata in Francia. L’Italia ci arriva forte dei successi contro Scozia e Galles nel 6 Nazioni, ma una frattura tra il ct Pierre Berbizier e il capitano Marco Bortolami culminata con la richiesta del ct di non fronteggiare l’Haka della Nuova Zelanda al match d’esordio, spaccò lo spogliatoio e rovinò definitivamente quel Mondiale. Quest’anno la polemica sui budget e i mancati premi partita non ha aiutato l’ambiente, in più si è anche infortunato capitan Parisse. Gli azzurri non son partiti bene e nonostante una prova di cuore contro l’Irlanda, anche per quest’anno il passaggio del turno è saltato.

#7 100 farfalla stregati

Anche nel nuoto ci sono taboo che da anni non vengono sfatati. Uno dei più clamorosi è quello che riguarda i 100 farfalla al femminile. Non è mai successo infatti che un’atleta campionessa olimpica in carica confermasse il suo stato nei Campionati Mondiali direttamente successivi all’edizione dei Giochi. I Mondiali di nuoto nascono nel 1973 a Belgrado, con la giapponese Mayumi Aoki campionessa olimpica in carica a Monaco 1972. In Jugoslavia a vincere quella gara fu però la tedesca Kornelia Ender. Questa maledizione continua a ripetersi fin d’allora, anche se per diversi anni Giochi e Mondiali sono stati divisi non da uno ma da due anni. Solo dal 2000 ritroviamo l’alternanza Olimpiadi/Mondiali un anno dopo l’altro ma anche così chi vince i 100 farfalla olimpici non si ripete l’anno dopo. Non ci è riuscita nemmeno Dana Vollmer, campionessa a Londra nel 2012, merito di una super Sarah Sjostrom che dal Mondiale di Barcellona 2013 domina la distanza. Sarà lei a rompere questo taboo? Intanto dovrà conquistare l’oro a Rio per poi confermarsi a Budapest 2017.

#6 La maledizione della città di Cleveland

Non solo uno sport, ma addirittura una città maledetta? Sì è quello che succede a Cleveland, negli USA. Le tre squadre più rappresentative della città sono i Cleveland Brown, della National Football League, i Cleveland Cavalier, dell’NBA, e i Cleveland Indians, della Major League Baseball. In tre detengono l’incredibile record negativo di 156 stagioni senza vincere un titolo nazionale, ovvero da quando nel 1964 i Brown hanno vinto il titolo in NFL. Da allora nessuna squadra cittadina è mai più riuscita a conquistare il titolo. Per gli Indians l’ultimo successo risale addirittura al 1948 mentre per i Cavaliers il numero di titoli è ancora fermo a zero, nonostante la maledizione lanciata da loro stessi contro Lebron James, reo di averli traditi per passare ai Miami Heat. Tale maleficio stava nel fatto che Lebron non avrebbe mai vinto un titolo NBA prima degli stessi Cavaliers. Per loro sfortuna nel 2012 James alzò l’anello con Miami, ripetendosi l’anno dopo per poi tornare nel 2015 a Cleveland, con tanto di finale….ovviamente persa!

#5 26, giorno maledetto per gli Ascari

Antonio e Alberto Ascari, padre e figlio, storia degli albori della Formula 1. Antonio vince la sua prima gara nel 1924 a Monza nel Gran Premio d’Italia su Alfa Romeo, bissando il successo l’anno successivo nella prima edizione del GP del Belgio a Spa. La sua carriera si chiuse tragicamente, così come la sua vita, il 26 luglio 1925 lungo un circuito nelle vicinanze di Parigi. Suo figlio Alberto aveva sette anni e da quel momento decise di seguire le orme paterne e diventare pilota. Ci riesce e nel 1952 vince il suo primo Campionato Mondiale di Formula 1 alla guida della Ferrari, confermandosi l’anno dopo. Segnato dall’incidente del padre è molto scaramantico, tanto da non guidare mai senza il suo casco personale ma soprattutto il giorno 26. Capita però che il 26 maggio 1995 Alberto Ascari è a casa sua a Milano, dove riceve una telefonata dagli amici Luigi Villoresi ed Eugenio Castellotti che lo invitano a Monza per testare una nuova Ferrari 750. Alberto rompe la scaramanzia guidando non solo in quella data ma anche senza indossare il suo equipaggiamento e al terzo giro un incidente dalle dinamiche poco chiare se lo porta via, schiacciato dal peso della macchina. Trent’anni dopo suo padre toccava a lui…ed entrambi avevano 36 anni il giorno della loro morte!

#4 Campione del Mondo, campione maledetto

Passiamo al ciclismo. La maglia è da sempre un simbolo di questo sport. C’è quella rosa, gialla, verde e a pois, una volta c’era quella nera ma una che non passa mai di moda e che è un sogno per chiunque è quella di Campione del Mondo. Ma chi ha indossato in tutta la storia del ciclismo la maglia arcobaleno non sempre è stato fortunato, tanto che si parla di una sorta di maledizione per la maglia iridata. Heinz Muller, campione nel 1952 vinse poi solamente una volta nel resto della sua carriera ma peggio andò a Stan Ockers, primo nel 1955, che l’anno dopo con indosso la maglia iridata cadde in una prova su pista perdendo la vita. A Benoni Beheyt la bramosia del successo portò sì la maglia iridata ma anche l’odio dei colleghi. Nel 1963 tirando la volata al suo capitano Rik Van Looy decide di non rialzarsi vincendo a sorpresa quel mondiale. Segnato come traditore, pur avendo sulle spalle i colori arcobaleno, dall’anno dopo faticò a trovare una squadra e soprattutto altre vittorie. Nel 1970 Jean Pierre Monserè si laurea campione a soli 22 anni. L’anno dopo, per preparare la Milano-Sanremo si reca ad una kermesse in Belgio, dove viene investito da un auto perdendo la vita. Infine controverso il caso Lance Armstrong: nel 1993 vince il campionato Mondiale ma tre anni dopo si ammala di cancro. Lo supera, torna e vince 7 Tour di fila. Ma poi si scopre che tutti quei successi era falsi, sporcati dal doping. E l’unico grande trofeo che gli resta è proprio quella maglia iridata!

#3 La maledizione di Billy Goat

Tra tutti lo sport sicuramente più scaramantico e ricco di superstizioni è il baseball. Una storia passata alla memoria è quella di William “Billy” Sianis, immigrato greco residente a Chicago e tifoso dei Chicago Cubs, squadra campione di MLB nel 1907 e 1908. Da allora non avevano mai più vinto un titolo e nel 1945 arrivarono in finale contro i Detroit Tiger. Sianis si recò a gara 4 a vedere la partita come faceva solitamente, ovvero con la sua inseparabile capra. Dopo qualche contrattempo iniziale gli fu comunque permesso di prendere posto a sedere, ma durante la partita gli spettatori iniziarono a lamentarsi degli odori della capra, obbligando gli addetti al campo a far allontanare il signor Sianis. Sollevato di peso dagli steward Sianis scagliò tutta la sua rabbia e frustrazione con una vera e propria maledizione: “Voi perderete queste World Series e non ne vincerete mai più altre. Non vincerete mai più le World Series perché avete insultato la mia capra!” I Cubs, che conducevano la serie per 2 a 1 persero sia quella partita che l’intera finale, non tornando nemmeno mai più alle World Series!

#2 La maledizione del colonnello

E’ sempre il baseball al centro di questa storia. Ci dobbiamo spostare però fino in Giappone: gli Hanshin Tigers sono una delle squadre più forti della Nippon Professional Baseball ma dal 1985 non vincono più un campionato. Entusiasti per quella vittoria, la sera stessa del successo i tifosi in preda ai festeggiamenti gettarono nel fiume la statua in plastica del “Colonnello” Harland Sanders, fondatore e mascotte della Kentucky Fried Chicken, meglio nota come KFC. Da allora la leggenda narra che il “Colonello” (deceduto cinque anni prima) abbia mandato un vero e proprio maleficio alla squadra finché la statua non venga completamente ritrovata. Da allora i Tigers non vinsero più un titolo e anche se nel 2009 buona parte della statua è stata ritrovata, la maledizione non è ancora stata spezzata!

#1 La maledizione del “Bambino”

E’ forse il maleficio più famoso e curioso dello sport, soprattutto perché ha come protagonista un grande, se non il più grande della storia del baseball. Parliamo di Babe Ruth, soprannominato il Bambino, che dal 1914 al 1920 giocò per i Boston Red Soxs, vincendo ben tre World Series. Ma nel 1920 Ruth fu ceduto ai New York Yankees che divennero una delle squadre più vincenti di questo sport. L’addio a Boston però non fu indolore per “Il Bambino” che lanciò un anatema alla sua ex squadra: ” Non vincerete mai più le World Series”. E così fu per 86 anni. La leggenda di questa maledizione a dir la verità nacque negli anni 90′ anche se negli anni passati da quel 1918 (anno dell’ultimo successo), i Red Soxs persero ben 4 finali su 4 in gara 7 anche in situazioni rocambolesche. La maledizione si spezzò fortunatamente per i fan di Boston nel 2004 quando vinsero in finale contro i St.Louis Cardinals ripetendosi poi anche nel 2007 e 2013.

 

Fonte: Le 10 maledizioni più famose nello sport

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